25 Aprile

Di solito c’era il sole e una leggera arietta massaggiava i piccoli tricolori aggrappati a tutti i balconi dei palazzi attorno. La mattina andavo a vedere mio nonno Modesto, che dopo la messa, partecipava al corteo fino al monumento ai caduti, portando nelle mani la grande bandiera italiana dell’Associazione Combattenti e Reduci. Aspettava quel giorno tutto l’anno anche se non lo diceva. Lui non era per la retorica o le cerimonie ma quel giorno si vestiva in giacca e cravatta perché era davvero una festa.

Con lui decine di altri anziani vestiti a festa, capelli tirati a lucido e profumati di dopobarba alla menta, con le cravatte granata dal nodo stretto e le coccarde tricolori sul petto. Ad accompagnarli c’erano i carabinieri, il maresciallo e i suoi uomini. Era una sensazione forte vedere gli uomini dello Stato sfilare accanto a tanti comunisti italiani.

Il sindaco pronunciava il discorso davanti al monumento. Erano parole solenni, di storia e futuro, diritti, Costituzione e libertà. E poi parole sentite, commosse, di ricordo verso le vittime dei nazi-fascisti e di vent’anni di dittatura. Era un tripudio di retorica partigiana di cui erano ebbri le donne e gli uomini delle nostre istituzioni. Non c’era distinzione tra militanza, politica, ruoli amministrativi. Il Comune era antifascista in ogni articolazione.

Mi pareva che i neofascisti non fossero un problema del paese, ma una marginalità ininfluente, espulsa dalla storia. Quel giorno giravano alla larga anche quei pochi rimasti, testa bassa, nelle loro case a vivere la giornata come fosse il giorno più buio di tutti. A me parevano pochi e se anche non lo erano, comunque non riuscivano a conquistare spazi di rappresentanza. La maggioranza era festosa, libera, spensierata.

Quel giorno, come ogni anno, è ancora più bello perché è il compleanno di mia mamma. Mi piace tanto quel giorno. Mi piace tutti gli anni. Cerco di ripetere come posso i riti della giornata. Anche se quella maggioranza festosa e fortemente antifascista scricchiola da un po’ di tempo.

Da anni mio nonno non c’è più, cosi come tutte le comparse e i protagonisti di quel periodo. I neofascisti, anno dopo anno, rialzano la testa e un vento freddo di paure e razzismo soffia anche in primavera. I piccoli tricolori sui balconi dei palazzi sono ormai pochissimi.

Cerchiamo comunque, non più maggioritari, di resistere ai molteplici segnali di insofferenza verso la Festa di Liberazione, che è una Festa di parte, quella giusta e democratica. E per questo appartiene a tutti gli italiani.

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