Abbiamo perso ed è colpa nostra

E’ trascorso un mese dallo shock della sconfitta. Per molti di quelli che conosco perdere un comune è una cosa che può capitare. E molti di loro me lo ripetono, cercando di consolarmi. Per me accettarlo è complicato. Faccio politica da tempo. Anni fa la politica ha sostituito il mio mestiere di giornalista. Ero giovane e pieno di sogni e decisi di buttarmici dentro sulla base dell’istinto.

C’è stato un periodo in cui la mia vita si è intrecciata a quella del comune in cui fui assessore, a quella del partito, in cui fui dirigente. La vita divenne quasi esclusivamente l’impegno politico. A volte avevo la sensazione che fosse tutto capovolto.

Dico questo perché Cormano, soprattutto in quegli anni, per me assunse un significato simbolico. La roccaforte rossa della sinistra che non sarebbe mai caduta perché i bravi amministratori, come me,  erano “smart” e capaci di rinnovarla e rinnovare se stessi. Ecco qual era il segreto. Mi sentivo protetto e protagonista di una storia lunga e buona. Ma proprio in quegli anni, senza saperlo, costruivo insieme ad altri le basi per la sconfitta di un mese fa.

Il fatto più lacerante della nostra sconfitta è che molti dei protagonisti della vittoria, prima di tutto il nuovo sindaco, provengono dal nostro mondo. Ovvero quell’arcipelago lungo, diversificato e litigioso che è il centrosinistra. E molti dei votanti che hanno scelto centrodestra a questo giro, avevano votato per noi solo 5 anni fa. Poi ci hanno abbandonato. Ne conosco i volti, le storie e la delusione.

Più che una vittoria dei nostri avversari è stata una sconfitta tutta nostra. Non c’è ancora la volontà da parte di tutti noi di affrontarne a pieno le ragioni, di scandagliare le responsabilità. E forse non lo faremo mai. E’ comodo, lo comprendo, dire che la Lega è forte e l’ondata populista ci ha spazzati via.

Io invece credo che non sia così. Non del tutto. E credo di avere le mie responsabilità.
Ho perso, tra chi ha perso, perché negli negli anni scorsi, pur impegnandomi onestamente, ho dato troppe cose per scontate. Non sono stato capace di ascoltare perbene il disagio profondo di molti dei miei concittadini, ho trattato con sufficienza e supponenza le richieste di tanti. A volte richieste insensate e puerili, ma comunque sempre degne di ascolto.

Ho pensato, dall’alto del mio sentirmi “smart”, che degli ignoranti seriali, sgraziati e populisti, non avrebbero mai potuto essere votati a Cormano. E peggio, non sarebbero stati in grado di governarla. E’ stato un errore di arroganza, che spesso contagia tanti di noi a sinistra.

Pensavo che solo i migliori potessero vincere. E siccome abbiamo sempre vinto, pensavo che  i migliori fossimo noi. E poi ci siamo sentiti appagati. E quando ti senti sazio inizi a sonnecchiare. L’azione amministrativa negli ultimi anni ha perso slancio, inventiva, elaborazione, visione e più semplicemente felicità.

Ci siamo incartati nelle beghe di un bilancio sempre più stretto senza riuscire a produrre un contrattacco, qualcosa di convincente, coinvolgente e bello. Abbiamo insistito sui diritti sociali e civili (tutti sacrosanti è vero) ma senza una prospettiva che indicasse la direzione per la Cormano del futuro. La città dei diritti restava praticamente ferma nel rilancio del commercio, dell’urbanistica, del decoro urbano, degli eventi.

Abbiamo assistito ad un progressivo spegnersi delle attività economiche. Negozi e fabbriche chiudevano come fosse piombata sulla città una cappa di immobilismo e rassegnazione, che non ha trovato alcun contrasto. Poi abbiamo iniziato a dividerci tra di noi, a guardarci storto, a parlarci dietro. A scimmiottare malamente le divisioni del PD, come se ai cittadini interessassero anche lontanamente.

Abbiamo creato un solco con la sinistra radicale e la sinistra radicale ha creato un solco con noi. Così siamo andati avanti divisi e ciò che ci univa improvvisamente è parso troppo poco. Abbiamo messo in scena una tragedia bella e buona mentre pensavamo di recitare in commedia. Abbiamo toppato. Punto. E ora dobbiamo ripartire e ce la faremo. Lo so.

Chiedo solo a tutti i protagonisti e comprimari di questa vicenda di pensare alle responsabilità proprie e di farlo con serena onestà. Solo dopo potremo rimetterci attorno a un tavolo e impostare il futuro. Gli avversari, quelli che adesso amministrano, daranno presto occasione ai cormanesi di rimpiangere ciò che c’era anche se era stanco e sfibrato. Anche di questo sono sicuro.

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