Ciò che siamo

“A Cormano sono stati bravi a creare una rete di voti sicuri con le cooperative (ti do la casa, ma ricordati che…) e questo vale anche su altri piani. Definiamolo un sistema di gratitudine. Molta gente ha paura di ribellarsi al sistema…”. Scrive così il capo dell’opposizione di destra al Comune di Cormano (naturalmente su Facebook), per descrivere il sistema che garantirebbe al Partito Democratico il potere locale perpetuo. Un’analisi rudimentale e spiacevole perché allude e non chiarisce fino in fondo le circostanze, i fatti.

Secondo il capo dell’opposizione la continuità di governo di sinistra sarebbe l’effetto perverso di un radicamento malato che tiene in ostaggio una maggioranza dei cittadini-elettori.
E cioè saremmo davanti a una sinistra (Pci-Pds-Ds-Pd) che da anni ‘venderebbe’ il diritto alla casa per avere in cambio i voti. Non solo, sarebbe tanto temibile da rendere incapaci i cittadini di ribellarsi. Neanche in Germania dell’Est, per intenderci.

A questo giudizio, un po’ approssimativo e offensivo, posso reagire soltanto ricordando. Quello che siamo adesso dipende da quello che siamo stati.

Ho fatto in tempo a conoscere molti di quelli del Partito Comunista Italiano. Sindaci, assessori, militanti, simpatizzanti, donne, sindacalisti, giovani scapestrati, organici, intellettuali, anarchici, estremisti, socialisti e libertari. Una miscela di popolo confusionario ma ambizioso delle sue sorti, collettive ed individuali. Tra il 1960 e la metà degli anni ’80 le sezioni del Pci a Cormano erano tre, con quasi duemila tesserati. Lavoravano nelle fabbriche come operai ed impiegati. La sera li trovavi nelle sale fumose delle cooperative tra riunioni, gioco, mangiate e bevute. La domeniche di primavera nelle gite, nelle balere, nelle bocciofile.

C’erano i belli e i brutti, i simpatici e gli stronzi, i colti e gli attaccabrighe. Tuttavia era un popolo libero con tutti i pregi e i difetti della massa ma tutto sommato, tra errori e piccoli scazzi, aveva una direzione. Nessun comunista pensava di poter fare da solo, di comprarsi favori, voti e altre bassezze. Il benessere da raggiungere ad ogni costo lo volevano tutti, ma passava attraverso l’etica del lavoro, il destino della classe operaia, i figli da mandare all’università. Era il meglio e non la mediocrità il valore da perseguire.

Se guardo questa fotografia reale, anche se sbiadita, le frasi del capo dell’opposizione appaiono senza senso e quel “sistema di gratitudine” a cui allude sembra una frase grottesca, vuota.

Da allora Cormano e l’Italia sono cambiate. Molte persone, che oggi vivono nelle case di cooperativa, hanno abbandonato da tempo le vecchie ideologie e votano ciò che capita. Senza per questo perdere il diritto alla casa e senza che qualcuno le minacci, le eviti o le ostracizzi.

Però ancora moltissime persone di tutte le età votano liberamente a sinistra perché si fidano di amministratori onesti e non dimenticano gli effetti positivi di questa lunga storia sulle loro vite. Quello che il populismo di destra di ieri e di oggi non vuole ammettere è che la sinistra in Italia e a Cormano è stata una straordinaria occasione di libertà e progresso. E continua ad esserlo.

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