“Condividi se sei indignato”

Per me non c’è niente di più inquietante di quei filmati che i cittadini allarmati rilanciano su facebook in cui avvengono cose brutte. Mi si stringe lo stomaco e li chiudo appena mi si aprono davanti. Di solito si tratta di diffusi e spiacevoli episodi che hanno quasi sempre come protagonisti in negativo i migranti, con l’etichetta dei cattivi addosso, accusati di generica impunità, anche per il solo fatto di essere a zonzo nelle periferie.

Gli smartphone, come prolungamenti ormai inseparabili delle nostre braccia, consentono una continua ricognizione del reale ed una immediata pubblicazione con il conseguente coro di paure-biasimo-insulti e con la chiusa del tipo: “Condividi se sei indignato”. Osservare e fare cronaca è diventato il “must” del cittadino in regola, che quasi sempre esclude, per ovvie ragioni di incolumità, di intervenire in qualche modo nella scena del “delitto”.

Sulla graticola di facebook finisce di tutto. Anche le fake news naturalmente sono classificate come vere e solo per il fatto che vengano postate diventano reali e quindi credibili. Anche la gravità degli atti incriminati è soggetta a una valutazione univoca e senza appello. Se c’è un migrante che fa cose strane, partendo dalle più innocue ma incomprensibili alla nostra valutazione normale della realtà, allora lui stesso diventa un allarme sociale.

Come sotto casa nostra. Nel nostro ed in molti comuni limitrofi da qualche tempo capita che, nelle ore serali, alcuni individui dalla pelle scura, aprano i sacchi della spazzatura depositati per strada in attesa che passino, il mattino seguente, i mezzi dell’Amsa a ritirarli. Cercano cose da prendere, forse per farci qualche spicciolo. Facendolo non si curano di sporcare la strada, di muoversi come ladri e quindi di creare molto disagio tra i residenti.

Qualcuno li ha ovviamente filmati e il video è finito su un profilo di cittadini segnalatori e l’allarme è diventato virale. Naturalmente questi episodi nessuno di noi vorrebbe mai vederli. Sono osceni.

Perché rovistare nella spazzatura, cioè, nella pratica mettere le mani nella merda degli altri per trovare qualcosa che possa essere usato per campare, è semplicemente una cosa oscena. Ovvero una cosa che in un Paese civile non dovrebbe accadere e soprattutto dovrebbe spingere tutti noi, come primo impulso, all’umana compassione e forse comprensione. E non, come primo impulso, a filmare, postare, indignarsi, chiamare i carabinieri perché arrestino i “ladri” di rifiuti o spostino il problema da qualche altra parte, fuori dall’obiettivo del nostro smartphone.

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