Cormano-Emilia, stessa Lega

Quella di Lucia Borgonzoni in Emilia Romagna la ricorderemo come la prima campagna elettorale volutamente fondata sull’errore. Una sorta di esperimento politico che alza l’asticella dell’indecenza.

Dunque funziona così: si prende una candidata per caso, la si sceglie politicamente analfabeta, determinata quanto basta per fregarsene delle critiche dei ben pensanti e di quelle di suo papà, che ha dichiarato di non volerla votare. Dicevo, si prende un personaggio disposto a tutto pur di apparire, anche di stare in silenzio, addomesticata dal suo capo che fa la campagna elettorale al posto suo. La donna in questione deve solo ridere, banchettare, annuire e commettere vistosi errori geografici sulla regione che intende governare per dimostrare di non sapere nulla di nulla.

Deve essere spiccia, volatile, leggera, poco polemica. Non deve formulare ragionamenti che implichino passaggi difficoltosi alla comprensione di base. Pochi congiuntivi e tanto stampatello. Se non parla ma ride è addirittura meglio. Deve essere una del popolo. Ma non quel popolo di una volta che cercava l’emancipazione attraverso lo studio e il lavoro. No. Deve dimostrarsi identica al popolo che vuole liberarsi della forma, dall’etichetta e dalle elite.

Il popolo scettico con tutti tranne che con le fake news, che non vuole gente in giro a zonzo per le città, che si stanca subito a sentire discorsi troppo articolati, che legge poco e si commuove per il vigile del fuoco che salva il gattino da un incendio. Che rispetta solo le divise e i preti, purché non chiedano di accogliere i migranti. Quel popolo lì, insomma, che ci dicono essere la maggioranza (io non credo).

Più dimostra di essere mediocre, questa donna, più è competitiva. Forse vincerà. L’esperimento in atto sposta il ruolo del politico da rappresentante del popolo a emanazione del popolo. Il populismo è questa cosa qui, ed è compiuto. Del politico non si apprezzano le doti, la capacità di elaborare idee, di rappresentarle, di mediare, di fare compromessi utili, di governare con lungimiranza e con libertà di pensiero. No.

Il politico diventa strumento di popolo e quindi schizofrenico, volubile, inaffidabile come gli impulsi che dal popolo giungono. E non importa nemmeno più che il politico per lo meno conosca il territorio, perché non conta il radicamento ma soltanto la corretta interpretazione dello stato d’animo di chi vota.

Succede in Emilia. Nella piccola Cormano, da dove scrivo, è già successo mesi fa. Ha vinto questa Lega, quella di Salvini e della Borgonzoni. Forse molti cormanesi non lo sanno, ma da noi il capo locale del Carroccio ha imposto al sindaco un’assessora leghista di un altro comune, che non conosce nulla e nessuno, affidandole una delega delicata come l’educazione (scuola, asili e giovani). La stessa identica superficialità emiliana, dove conta poco il radicamento e per nulla la proposta. Infatti a Cormano una proposta su educazione e giovani, per il momento, non esiste.

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