I bimbi felici della mensa

Alcuni anni fa, quando ero assessore a Cormano, mi capitò di ricevere una scolaresca delle elementari. Avevamo combinato l’appuntamento in Comune per parlare della mensa scolastica. Volevo sapere cosa ne pensavano gli alunni della refezione, quali fossero i piatti migliori, quali i peggiori da cambiare e via dicendo. I bambini si sentirono liberi di manifestare le loro opinioni e le molte critiche. Le ascoltai, presi nota e passai il risultato di quella singolare riunione al comitato della mensa per valutare le modifiche al menù.

Ripensando a quel momento ricordo che mi divertii molto. Anche i ragazzi si divertirono. Ridemmo quasi tutto il tempo, ed ognuno di loro aveva un aneddoto da raccontare. La mensa era per loro un argomento festoso e anche controverso, perché mangiare le verdure bollite con la sogliola non è certo gustoso come mangiare un hamburger da McDonald’s. Però si divertirono a parlare della mensa. Perché era evidente che per loro fosse un momento importante, in cui imparavano a conoscersi fino in fondo, a condividere.

Basterebbe partire da qui, dalla loro gioia, per provare orrore per quello che puntualmente da qualche anno succede in molti comuni italiani. A un certo punto con la smania di ritagliarsi un minuto di notorietà, arriva un sindaco (quasi sempre leghista o di destra), che forse non ha mai incontrato una scolaresca, che impedisce a qualche bambino di mangiare con gli altri, di mangiare le stesse cose degli altri.

Questo perché, secondo gli zelanti sindaci in questione, le colpe dei genitori, insolventi rispetto al pagamento della tariffa, devono necessariamente ricadere sui figli. Il tutto viene ammantato di equità. Un’equità ringhiosa, arrabbiata, cialtrona. E vigliacca. Meglio se poi a non pagare sono i figli degli immigrati. Li, questi primi cittadini dell’ordine, si buttano come in  un caldo mare d’agosto.

Quando ero assessore a Cormano, paesotto di solida tradizione solidaristica, nessun collega, nessun sindaco, si sognò mai di pensare, anche solo come remota ipotesi, di scaricare sui bimbi le colpe dei padri, di segregarli dal resto dei compagni. Perché si è compagni (letteralmente quelli che dividono il pane) anche e soprattutto perché si mangia insieme. Ed è anche dal momento del pasto condiviso – momento educativo per eccellenza – che si misura la civiltà di un sistema scolastico.

Aggiungo, per chi avrà voglia di criticare le mie parole, che esistono da tempo  – e sono mediamente efficaci – mille altri modi, meno distruttivi e propagandistici, per riavere il maltolto dai genitori che non pagano. Ma tutto questo lo fanno gli amministratori intelligenti. Che, grazie al cielo, resistono a Cormano e sono ancora la maggioranza in giro per l’Italia.

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