I vent’anni non tornano

La fila cinge tutto il perimetro esterno del supermercato. E’ una fila composta, silenziosa, rispettosa delle distanze. Abbiamo tutti la mascherina, stiamo in silenzio, con pazienza. Una persona-un carrello. Tutto secondo le prescrizioni in vigore, senza smagliature. Andando a fare la spesa (una volta ogni quindici giorni) ho sempre il timore di assistere a qualche tensione, ad episodi irrazionali o roba del genere.
Ma tutto si svolge nella massima tranquillità, se non fosse che, prima del virus, il fare la spesa era per me un momento che potevo inserire tra quelli piacevoli mentre adesso è motivo di stress. Mi angoscia questa fila silenziosa, la sua compostezza emergenziale, la paura che la blocca, la disumanizza. Anche la primavera con il suo tepore mattutino è una scenografia immobile, congelata e tetra.
In giro non c’è nessuno. Passo in auto dal centro del paese per tornare a casa e noto solo una fila davanti alla farmacia. Non ci sono persone a zonzo, né anziani sulle panchine. Non ci sono i giovani, i ragazzi e le ragazze. Un mese fa ne avevo visti alcuni starsene a fumare e ridere nel parchetto vicino a casa. Mi ero permesso di suggerire loro di rispettare i divieti e avevano ridacchiato e subito dopo chiesto scusa. Poi si erano dispersi. Mi ero subito pentito di averli in qualche modo rimproverati, anche se era necessario stare a casa.
Sono loro quelli che forse hanno sofferto di più la clausura di queste settimane. Non è il caso di fare la classifica di quale categoria sociale sia più a disagio in questa situazione. Ma i giovani mi hanno meravigliato. Sono stati disciplinati oltre ogni previsione, stanno affrontando con tranquilla determinazione la loro quarantena. Molti di loro hanno aderito alla catena infinita della solidarietà ad ogni livello.
Sono certamente favoriti dalla loro dimensione digitale che li aiuta a vivere con maggiore spigliatezza le relazioni social senza spostarsi da casa. Ma è a loro che il virus sta rubando i momenti più belli della vita. Intendiamoci la vita è bella dall’inizio alla fine. Ma chi di noi non ricorda con affetto i giorni della propria prova di maturità? L’esordio carico di passioni e aspettative nel mondo degli adulti e il desiderio di amare, viaggiare, progettare, vivere.
E’ enorme la privazione a cui questa generazione è momentaneamente sottoposta. Perché i vent’anni non tornano. Il tempo è prezioso e mai come in questa fase ce ne siamo accorti. Torneremo a godercelo e i giovani torneranno prima o poi a fare i giovani e anche a fare casino. Dovrò tenerlo a mente quando sotto casa, a tarda notte, sentirò di nuovo i loro schiamazzi. Gli stessi che mi toglievano il sonno.

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