Il diritto alla mediocrità

Auguri di buon natale a tutti quanti. E che il nuovo anno porti felicità. Auguri ai giovani prima di tutti gli altri. Che non hanno molto da festeggiare. Poco lavoro, poche prospettive, poco di tutto. Davanti un futuro stretto, competitivo, difficile. Buon natale, soprattutto, a quelli di loro che non primeggiano, che non eccellono, che fanno fatica a rigare dritti e che aspirano ad un lavoro come tanti, per stare in piedi e poco di più.

Auguri a chi non conosce le parole università, dottorato, master, anno sabbatico, carriera. A chi alla fine della terza media ha fatto il professionale o l’apprendistato. A chi ha un diploma tecnico e risicato con cui non ha combinato nulla.

Auguri ai giovani delle periferie, alle commesse, ai commessi, alle segretarie, a quelli dei call center, ai baristi, ai tranvieri, ai meccanici, agli operai che sono tutti comunque precari e che ogni giorno ringraziano comunque il cielo. Che sono tantissimi, replicanti le culture dei padri e delle madri, indifferenziati e voraci utenti del digitale, che stermina i loro stessi posti di lavoro.

Auguri ai giovani pendolari, normali, medi, indistinti. Ai giovani mediocri che non vorrebbero lavorare ma sono costretti a farlo, a chi invece lavora bene e si impegna e a chi lo fa e basta. A chi spera che arrivi la festa e a chi sogna ad occhi aperti un’altra vita, un altro modo.

Auguri a chi cerca e non trova un lavoro e a chi non lo cerca più. A chi espatria e si sente anche dire da un ministro della Repubblica che certi di loro è meglio che si siano tolti dai piedi. Auguri a chi finisce nei guai perché non riesce proprio a starci dentro, a chi non ha avuto opportunità, a chi le avute ma poi le ha viste svanire per la sua stessa negligenza.

Auguri ai giovani che non ce la faranno mai ad essere i migliori perché semplicemente sono meno dotati di altri. Auguri al pezzo di piramide che sta alla base perché presto ritrovi le ragioni concrete per riaccendere la pratica della protesta. E auguri al diritto sacrosanto di stare al mondo a modo nostro, imperfetto, instabile, incompiuto.

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