Il fascismo fa schifo

Cesare Scurati, presidente dell’Anpi di Cormano, racconta che il nonno Cesare, a cui è intitolata la piazza del Comune, se la passava male ai tempi del fascismo. Era stato sindaco socialista prima del regime e nel 1915 fu tra i fondatori della cooperativa, la prima cooperativa di mutuo soccorso di poveri cristi di campagna.

Nelle frequenti scorribande serali per l’unica via del paese (via Umberto I, oggi via Dall’Occo), le camicie nere, perennemente offuscate dal vino delle osterie, come diversivo alla noia usavano irrompere nelle case degli oppositori e dello Scurati stesso per dar loro una lezione di intimidazioni, botte e olio di ricino.

Scurati resisteva passivamente con una certa dignità, tanto da guadagnarsi la stima diffusa dei paesani, che perdura anche oggi. Ovviamente gli squadristi ben si guardavano dall’irrompere nelle case padronali, dove dormivano sonni tranquilli i notabili, eterni proprietari delle terre, che continuavano ad avere soldi e potere e contro i quali la furia rivoluzionaria dei fascisti aveva giurato una guerra aperta solo di facciata, mai combattuta.

Basterebbe questa piccola storia di ordinaria ingiustizia per confermare la schifezza del fascismo, forte coi deboli e debole coi forti. Nessuna bonifica paludare o treni in orario possono nascondere la viltà del fascisti. Schifezza che si traduce in un semplice fatto sistematico e costitutivo: la violenza di molti uomini contro uno.

Basterebbe avere la pazienza e la tenacia di raccontare la storia di Cesare ai giovani per suscitare, ne sono certo, un banale e meccanico moto di repulsione ed evitare emulazioni pericolose. Perché la vigliaccheria non piace a nessuno, anche se poi sono in molti a praticarla.

I fascisti sono riusciti nel miracolo di trasformare la loro vigliaccheria in mitologia dell’uomo forte. Uomini forti e audaci che picchiavano persone miti e disarmate. Uomini sprezzanti del pericolo che facevano la spia a capo chino ai tedeschi per segnalare i connazionali da mandare a morire. Uomini forti che il giorno dopo la Liberazione hanno sotterrato le camicie nere nel campo e sono tornati democratici in abiti civili. Ripuliti e al sicuro, tanto lo sapevano che Cesare Scurati e quelli come lui non si sarebbero mai vendicati.

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