Le foto di scena

Tre agenti di polizia locale fotografati davanti ad alcuni orologi requisiti a venditori senza licenza, che trafficavano attorno all’area dell’ex mercatino. E ancora una foto di persone (col volto oscurato) che vengono identificate ed espulse dalle forze dell’ordine da una fabbrica dismessa, dove avevano trovato una dimora di fortuna.

Due casi di cronaca che finiscono, per la prima volta, nei bollettini ufficiali del comune di Cormano. Due fatti, di ordinario lavoro delle forze dell’ordine, carpiti dalla macchina fotografica istituzionale e messi in bella mostra sui siti (sempre istituzionali) del Comune, a dimostrazione dell’efficienza ritrovata e della spiccata sensibilità dell’Amministrazione sui temi della sicurezza urbana.

A Cormano non era mai accaduto che si trasformasse in merce politica il lavoro delle forze dell’ordine. Ma non sono sorpreso, perché questo modo di utilizzare l’ordinario e prezioso lavoro di chi sorveglia la città a servizio della propaganda securitaria di un sindaco (che è ben diverso da legalitaria) è un tratto comune del populismo, vecchio e nuovo. E del sovranismo. In effetti una giunta a trazione leghista, come quella del nostro comune, non poteva che inaugurare la stagione delle foto di scena, dell’azione anti-crimine come anestetico tranquillizzante dei tanti cittadini irrequieti e impauriti.

Una medicina che rassicura, specie nell’estate inquieta del covid. Le operazioni congiunte tra polizia locale e carabinieri, che ci sono sempre state, diventano spettacolo da mostrare senza tanti complimenti. Perché il sindaco garantisce l’ordine e la legge, si fa volutamente protagonista della gestione della sicurezza. E’ un cortocircuito che va in scena in molti comuni, determinato dal ruolo sempre più centrale dei primi cittadini nel rapporto con i propri amministrati e anche da una politica, tutta intorno, che non riesce a fissare dei paletti, a darsi delle regole e delle garanzie.

Mettere in scena le operazioni poliziesche come fossero farina del suo sacco, consente al sindaco (e ai sindaci che lo fanno) di tenere ben saldo nelle mani il filo diretto della paura che lo collega ai cittadini. Serve a tentare di oscurare altre percezioni. Come quella del degrado del territorio che il sindaco, questa volta quello di Cormano, non riesce per nulla a dominare.

Perché nel bilancio preventivo, appena approvato, non c’è traccia di fondi e strategia per arginarlo. Nemmeno i soldi sufficienti a installare le telecamere di video-sorveglianza ovunque, che la destra aveva promesso nella campagna elettorale. Così come, sempre nello stesso bilancio, non c’è un euro per gestire la seconda ondata prevista del covid. Nessun tampone, nessun sierologico, nessuna rete territoriale di medici, nessun ambulatorio, nessuna strategia. C’è da aspettarsi che, a fronte di queste palesi insufficienze, le scene del crimine fotografate ad uso propagandistico si moltiplicheranno.

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