Made in Italy

Alle 4 e mezza del pomeriggio, tutti i giorni, uscivamo da scuola e attraversavamo la strada per entrare nel parchetto. Eravamo tutti tra gli 8 e i 10 anni e correvamo dietro al pallone fino al tramonto. Non c’erano i papà e le mamme ad aspettarci fuori dai cancelli, ma solo qualche nonna a controllare che fossimo ancora lì. Eravamo pressoché soli, lasciati liberi di sfiorare i pericoli.

Poco più in la, tra gli alberi e le siepi del parco, c’erano i drogati. Larghe compagnie di capelloni, con moto e motorini, occhiali scuri e jeans chiari, facce che mi sembravano truci. Si facevano alla luce del sole e ci facevano paura e noi stavamo alla larga cercando di non spedire mai la palla in quella zona. A terra c’erano decine di siringhe sporche. Erano il mio incubo, le sognavo di notte, che mi pungevano sotto i piedi.

La camionetta Fiat dei carabinieri entrò nella piazza sotto casa. Due bande numerose di ragazzotti se le davano di santa ragione, qualcuno tirò fuori un coltello. Un appuntato estrasse la pistola e sparò in aria. Sento ancora il rumore sordo di quel colpo finito chissà dove. I ragazzi coi coltelli fuggirono via. Noi, col pallone tra i piedi, ci nascondemmo per la discesa dei box, col cuore in gola.

Una mattina vicino alla scuola un elicottero tuonava sulle nostre teste, fermo sopra una palazzina gialla. Uomini armati di mitra con i giubbotti antiproiettile scesi dalle alfette corsero dentro. Noi, con la cartella sulle spalle, ci fermammo ad osservare quasi divertiti, come fossimo davanti alle riprese di un film. Dopo qualche minuto gli stessi uomini, rapidi e decisi, uscirono dal palazzo trascinando di peso quattro giovani ammanettati. Si seppe poi che erano terroristi e stavano li, nel loro covo da mesi, a pochi decine metri dalla nostra scuola.

Cronache del 1980 dalla nostra periferia, una come molte altre. I molti coetanei che non possono scordare questi episodi ora sono padri e madri premurosi, che vanno a prendere i figli a scuola con rigorosa puntualità per la paura che possa accadere qualcosa di irreparabile. Molti si sono scordati di quelle cose poco belle che abbiamo visto da piccoli, anzi guardano con affetto ad un passato in cui rintracciano solo deliziosi ricordi.

E sono incazzati per il presente che fa paura. E danno la colpa agli stranieri che hanno trasformato il nostro “paradiso” in una terra di nessuno, senza regole e senza ordine. Ma ieri il nostro non era un paradiso, c’erano molti dei problemi di oggi e forse di più.  I tossici morivano come mosche, si giocava a calcio tra le siringhe, le rapine a mano armata erano quotidiane, potevi incappare in una rissa tra spacciatori e i terroristi abitavano nella casa accanto. Ma andava bene così, perché era tutto made in Italy.

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