No alle manate sul dissenso

Degli errori commessi dalle autorità lombarde, sia politiche che sanitarie, nella gestione dell’emergenza coronavirus bisogna parlarne. A tutti i livelli e in tutte le sedi. Bisogna farlo per il semplice fatto che quegli errori non vanno ripetuti, che occorre attrezzare la Regione di una sanità capace di prevenire, soprattutto nel prossimo futuro, gli effetti devastanti della pandemia.

Perché Regione Lombardia non è stata all’altezza della sua fama di efficienza e di eccellenza. I fatti sono incontrovertibili visto l’elevato numero di decessi e di contagi che continuano ad esserci. Da più parti si imputa a Fontana e Gallera di aver commesso alcuni errori madornali nella gestione dell’emergenza. Non è mia intenzione processare nessuno.

Ma mi interessa partecipare e stimolare una discussione utile sugli errori commessi e tutt’ora visibili perché li si correggano al più presto. Perché si passi da una sanità ospedalizzata e molto privatizzata ad un sistema più attento al territorio, alla medicina di base, ai presìdi di assistenza pubblica indispensabili ma sistematicamente smantellati negli ultimi vent’anni.

Di questo occorre parlare. E su questo andare avanti, anche se la difesa leghista di Fontana e del sistema lombardo dovesse prendere le forme dell’intimidazione con l’intento di spegnere il dibattito. Perché le intimidazioni ci sono state. Ieri deputati leghisti, trasformati in un manipolo, hanno quasi aggredito l’onorevole Ricciardi alla Camera. Scene che rimandano a tempi cupi. Chiunque conosca qualcosa della storia italiana del secolo scorso non può che rabbrividire davanti al tentativo di far tacere un deputato con la forza.

Il punto non sono i toni esagerati e demagogici del deputato grillino, che personalmente non condivido, ma la reazione dei leghisti. Una reazione esasperata, rancorosa, minacciosa. Ieri in aula il margine della tenuta istituzionale e del rispetto delle diverse posizioni, che pensavamo essere di spessore rilevante, è parso d’improvviso essersi ridotto al livello di guardia.

In un Paese democratico non si può accettare che al diritto di critica e alle richieste di cambiamento, si alzi una manata sul dissenso. Non è questa la politica che serve all’Italia. Prima di tutto per il rispetto che si deve nei confronti dei cittadini alle prese col covid-19 e ancor di più alle vittime della pandemia.

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