Quelli del Piddì

Ci sono ancora persone che credono ai partiti. In particolare al Partito Democratico, che è l’unico partito rimasto. Accade a Cormano dove un manipolo di amiche e amici(qualcuno tra loro ama ancora chiamarsi reciprocamente “compagni”) ha inaspettatamente deciso di rimboccarsi le maniche e ristrutturare la “sezione” Enrico Berlinguer di via Molinazzo 6. La storica sezione, poi sede, poi circolo, che ha attraversato diverse stagioni e ospitato l’evoluzione o involuzione (dipende dai punti di vista) del vecchio e amatissimo Pci.

Dicevo di queste persone che procedono, senza ombra di dubbio, controvento o contromano. Non so se per dimostrare a se stessi di essere diversi e migliori degli altri oppure per semplice passione per la politica e prima ancora per la comunità. Opto per questa seconda lettura.

In un’epoca di partiti liquidi e fatti su misura del leader, che somigliano a teocrazie, dove in pochi mesi cambiano geometrie politiche ed appartenenze, esistono persone che si mobilitano per ideali e praticano l’obsoleta teoria della coerenza. Lo hanno fatto mettendoci soldi, tempo e fatica e soprattutto, hanno deciso di farlo un minuto dopo la clamorosa sconfitta del PD al Comune di Cormano dopo un ininterrotto governo di 73 anni.

Io li osservo da tempo. Ne invidio la tempra, la concretezza e l’impegno. Alcuni di loro sono pensionati, altri sono più giovani, nessuno ha perso l’incanto. Ne apprezzo la testardaggine di chi non ci sta a perdere spazio politico, a concedere metri alla solitudine e alla rassegnazione. Di chi è convinto che anche da una sconfitta si possa ripartire, anche se dolorosa, inaudita e tosta da digerire. Di chi crede nella necessità di un luogo fisico, con una vetrina sulla strada, per farsi notare e dire alla città: “Eccoci qui. Siamo minoranza ma ci siamo e la porta è sempre aperta”.

“La storia siamo noi”, diceva una canzone, non a caso molto cara alla sinistra. Ognuno di noi è incaricato di svolgere un pezzetto di storia, di essere lì per mettere un mattoncino in un punto del mondo. Nel nostro caso proprio sotto casa. Non importa se il mondo non saprà mai nulla di noi, se non godremo mai dei famosi 15 minuti di popolarità. Non importa se non avremo nulla in cambio. Nemmeno un pezzetto di potere in queste poche strade di periferia.

Nessuno di loro insegue potere ma chiede solo partecipazione. Conosco compagni, gli stessi che hanno ristrutturato la sezione, che del potere non saprebbero che farsene. Che non hanno mai chiesto nulla e non chiedono nulla in cambio del loro impegno. Solo la facoltà di esprimere un’opinione di avere tempo per confrontarsi, di avere una visione del mondo.

Adesso che hanno ritinteggiato le pareti, sostituito i vecchi neon con moderne lampade alogene, cambiato tavoli, sedie e allestito scaffali puliti e portato in discarica i vecchi arredi, aprono al porta per ribadire di essere rimasti sempre gli stessi eterni ragazzi dal cuore accogliente e dalle mille speranze. Bando al cinismo e alla rassegnazione. Il 9 novembre alle ore 16 il PD apre le porte per una nuova puntata della storia di Cormano.

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