Se Maurizio esce

Un mio compagno del PD, per me uno dei migliori, dei più generosi, schietto e sincero (doti che in politica non sempre sono vincenti), con cui ho condiviso il pane (con salamelle) ma non il vino (perché a lui piace solo il bianco e a me il rosso) e con cui ho passato ore a fare discorsi interminabili sulla sinistra, ora non è più nel Partito Democratico. La cosa per me rappresenta un rammarico infinito.

Ho ascoltato la sue spiegazioni sul perché di una decisione così grave e impensabile fino a poco tempo fa. Motivazioni tutte politiche. In buona sostanza non approva la strada che questo PD ha imboccato: quella modernista ma sradicata dalle rappresentanze sociali. Le scelte politiche e di governo, a suo avviso, poco o per nulla di sinistra (jobs act, buona scuola, referendum). Il non voler mai aprire un confronto sulla situazione politica del partito, che perde tesserati, fatica a trovare momenti di condivisione, di analisi politica, di presenza sul territorio.

Considerazioni legittime, in parte assai fondate e per me spiacevoli. Sento parte della responsabilità per le accuse. Tutti i democratici dovrebbero farsi delle domande se uno come Maurizio decide di andarsene (ci sono migliaia di Maurizio in ogni angolo del Paese). Uno che alle scorse elezioni amministrative è stato il più votato, che conosce Cormano come le sue tasche, che ha animato le feste de l’Unita degli ultimi anni (quando avevamo la motivazione e l’entusiasmo per farle), e lo faceva usando i giorni di ferie dal lavoro per stare due settimane negli stand a ribaltare bistecche sulla brace.

Uno che ha ancora passione per la politica pulita. Uno che non hai mai chiesto nulla per sé (era presidente del consiglio comunale, carica che ha accettato con molti dubbi, e si è dimesso dopo aver riflettuto sul peso di quel ruolo in relazione ai tempi della sua vita), senza voler primeggiare, senza il piglio petulante e arrogante che a volte avvolge i più in vista, gli eletti, i componenti della cosiddetta elite da paese.

Se si congeda dal PD uno come Maurizio, non certo un sovversivo rancoroso, ma un semplice esponente della sinistra istituzionale, significa che ci sono tutte le condizioni culturali perché ad allontanarsi dal PD sia un bel pezzo di popolo, grato alle istituzioni democratiche, che qui da noi non si sente più rappresentato e fatica a rappresentare se stesso. Sono tanti che si allontanano dal PD o stanno pensando di farlo. E guarda caso sono tutti quelli che possiedono un forte profilo di sinistra, che vorrebbero orientare scelte e ideali verso punti precisi della società, senza nostalgie del passato ma facendo i conti con la realtà di oggi.

Un esodo silenzioso ma drammatico e massiccio da un partito che era stato pensato anche come la loro dimora naturale. Ad andarsene non sono i dirigenti, i parlamentari e quelli destinati a fare rumore. Ad andarsene sono pezzi di società, lavoratori, pensionati, giovani. La gente che per vivere conta solo sul salario che non basta mai (parola antica ma attualissima). Compagni in prima fila a metter passione e tempo libero nei gazebo, elettori riflessivi e partecipanti. Silenziosamente ma di continuo. Senza sapere bene dove andare. Chi a sinistra come Maurizio, chi da nessuna parte come moltissimi altri.

Leave a Reply