Sembra un sindaco ma ancora non lo è

Non ho ancora capito se il sindaco di Cormano Luigi Magistro, eletto il 9 giugno scorso col centrodestra dopo 73 anni di centrosinistra, abbia intenzione di iniziare a comportarsi da sindaco oppure continuerà a fare opposizione come negli scorsi cinque anni.

Lui non è più il consigliere di minoranza che per anni ha tuonato in lungo e in largo sui social contro le inefficienze, gli sprechi, la cialtroneria degli amministratori di sinistra (sono ovviamente i suoi giudizi, non i miei). Oggi è il sindaco della mia città e per il sindaco nutro un sincero rispetto istituzionale.

Tuttavia non ho ancora capito se Luigi Magistro nutra lo stesso rispetto per l’istituzione che rappresenta e per la minoranza (che comunque ha perso per una manciata di voti e rappresenta quasi metà dei cittadini). Non parlo degli atti amministrativi perché è ancora troppo presto per poter giudicare l’operato della nuova giunta. Sarò pronto a gradire pubblicamente le cose fatte bene. Parlo invece del profilo istituzionale.

In questi giorni è arrivata in Comune una lettera anonima farcita di insulti e giudizi negativi sull’operato dei precedenti sindaci di sinistra e anche del sottoscritto. Era indirizzata all’attuale sindaco e ai consiglieri comunali. Singolare che una lettera che insulta i precedessori arrivi sulla scrivania di chi li ha sempre attaccati politicamente. Saranno bizzarrie del tempo che viviamo.

Ma ecco la seconda bizzarria: mi sarei aspettato un comunicato di solidarietà in automatico da parte del sindaco verso le persone colpite dalle ingiurie. Invece no. Lui sta zitto e si limita a fare inviare dalla segreteria una mail con il contenuto della lettera ai consiglieri, senza nemmeno raccomandare loro la necessità della riservatezza assoluta, visto il materiale delicato che contiene.

Così, come stesse mandando una convocazione qualsiasi. Alla mia immediata risposta sbalordita a quella mail non è seguita nessuna reazione. Niente.  Penso subito che qualcuno dei consiglieri avrebbe potuto fare girare la lettera che sarebbe potuta finire sui social alla pubblica lettura (per caso qualcuno l’ha fatto e poi l’ha subito rimossa?) e ledere ulteriormente l’onorabilità delle persone in questione.

Ma la mia obiezione passa del tutto inosservata. Come non esistessi. Intanto il sindaco, forse piccato dalle reazioni di alcuni di noi sui social, diffonde un comunicato del Comune in cui ricorda che i consiglieri sono obbligati alla discrezione sugli atti a loro inviati. Ma ciò che scrive è falso, perché l’atto in questione non è stato nemmeno protocollato e la norma (articolo 43 della legge 267/00) che cita il comunicato dice testualmente: “i consiglieri sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge”, ma si riferisce agli atti di cui fanno richiesta. E non è questo il caso in quanto io non ho richiesto proprio nulla. Anzi, visto che la lettera è anonima, non l’avrei nemmeno voluta ricevere né leggere.

Il comunicato chiude ribadendo la solidarietà verso le persone coinvolte, anche se nessuno ha sentito o letto messaggi di solidarietà prima di questo comunicato. Ribadire significa ripetere un concetto. Così, tanto per far pace con la lingua italiana.

Non solo ma l’Amministrazione si riserva di intraprendere azioni legali contro chi avrebbe offeso il sindaco nei commenti a seguito dei nostri post. Alla fine saremo noi, quelli danneggiati da una sua leggerezza istituzionale, a dovergli chiedere scusa.

Se questo è l’inizio del mandato non è incoraggiante. Ma lo stile del sindaco l’abbiamo assaggiato già all’alba della sua vittoria quando comparvero delle scritte con anonimi insulti sessisti sui manifesti di Tatiana Cocca. Neanche in quella occasione ci fu da parte sua una parola di solidarietà. Forse era distratto dai festeggiamenti.

Lo stile istituzionale forse non è tutto in politica e forse da solo non risolve i problemi della città. Ma esserne carenti rappresenta un grave danno, prima di tutto per l’istituzione stessa. Ma c’è tempo per per tutto: per studiare, rimediare e correggere la rotta. Sono e resto fiducioso.

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