Un drone ci salverà

L’emergenza sta mostrando un fatto inequivocabile: l’eccellenza lombarda della sanità non esiste. Esistono buoni ospedali con specialistiche d’avanguardia. Alcuni sono divenuti tali negli ultimi vent’anni, mentre i denari del servizio sanitario nazionale (i soldi delle nostre tasse) gestiti dalla Regione, grazie alla riforma del titolo V della Costituzione, venivano versati proprio ai privati per rimborsarli delle prestazioni erogate al pubblico.

La spesa sanitaria della Regione è di circa 18 miliardi l’anno, quasi tutto il bilancio dell’ente. Tralascio i vari scandali sulla sanità privata, che pure hanno il loro peso in questa vicenda, che racconta molto dello strabismo politico e di una certa distrazione della pubblica opinione su quello che a me è sempre parso uno scandalo.

Quello per cui gran parte dei soldi di tutti, tanti soldi, sono destinati alle prestazioni ospedaliere specialistiche delle aziende private accreditate (in prevalenza le operazioni chirurgiche ad alto rendimento, costose e con pochi giorni di degenza). Gli ospedali pubblici, alle prese con bilanci risicati, devono erogare tutti i servizi, anche ovviamente l’oneroso comparto della medicina generale (lunga degenza, molti costi).

Il pacchetto ci è stato venduto dai poteri regionali di centrodestra come eccellenza, davanti alla quale, chi obietta sullo squilibrio del sistema diventa un eretico. La cosa assurda è che con la crisi di queste settimane, in cui è evidente che il sistema non regge, gli stessi suoi cerimonieri, che hanno notevoli responsabilità in questa storia, continuino a celebrarlo indefessi. Con il piglio di chi sa che da questa tragedia potrebbe anche ricavarne un qualche vantaggio politico.

E intanto, mentre gli esperti ci dicono in tutte le lingue che per battere il virus occorre agire nel controllo dei pazienti sul territorio e non con il controllo dell’esercito sul territorio, il territorio si trova scoperto. Mancano medici di base, materiali, ambulatori, ospedali, personale di Ats. Insomma c’è l’abbandono. Tutto è in mano ai sindaci che fanno quel che possono e a volte interpretando le normative con lo zelo degli sceriffi da giardino, a cui hanno messo in mano i comandi di un drone.

Negli ultimi vent’anni la Regione ha puntato sui grandi ospedali, mentre sono stati chiusi i piccoli nosocomi sparsi nella nostra città metropolitana e gli ambulatori. E’ stato disossato il corpo sanitario, tirato su con la fatica delle lotte per il diritto alla salute, fatto passare da una martellante propaganda privatistica come carrozzone spendaccione e dannoso.

Il punto salute di Cormano, uno degli esempi concreti di questa brutta storia, era un presidio ambulatoriale non più di dieci anni fa e oggi sarebbe stato utilissimo. E’ stato abbandonato dal disinteresse di Ats e Regione Lombardia e non dal Comune di Cormano, sull’onda di quest’operazione finanziaria e di potere.

Lo dico a quelli che adesso amministrano il nostro comune da destra. Mi auguro che non gli venga in mente di gridare allo scandalo sulla riduzione al minimo del punto salute, come hanno fatto nel passato, lucrando qualche consenso. Perché l’indirizzo a cui rivolgere le accuse è solo quello di Palazzo Lombardia.

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