Un PD così così ma meglio degli altri

Quasi dieci anni fa sciogliemmo i Democratici di Sinistra per confluire nel Partito Democratico. Altri sciolsero il Partito Popolare per fare la stessa cosa. Il nuovo partito fu deciso da poche persone a Roma. Noi, militanti delle sezioni, ci adeguammo. Alcuni non accettarono di mandare in soffitta i DS e fondarono Sinistra Democratica. A Cormano, roccaforte rossa, furono molti a fare questa scelta.

Con i compagni che presero la strada alternativa al PD passammo lunghe e difficili riunioni a cercare accordi per dividere ciò che restava del patrimonio comune (soldi, materiali, bandiere, ricordi).  Iniziammo a guardarci quasi da estranei. Alcuni di loro biasimavano la mia scelta e continuano a farlo. Fu doloroso. Dal canto mio facevo training quotidiano per cercare di convincermi del fatto che avevo preso la giusta decisione. D’altra parte il mondo aveva fatto molti giri su se stesso e tutto era cambiato. Bisognava unire le culture del riformismo italiano per aspirare ad un partito forte, largo e di governo.

Tenni la “prima” cormanese del PD nel cortile della mitica cooperativa la Vittoria. Era una sera di fine estate. Quando attaccai a parlare non era ancora buio. Feci il peggior discorso della mia “carriera”. Di gente ad ascoltare ce n’era. Erano venuti anche tutti i compagni che nel PD non sarebbero mai entrati. Cercai di convincere tutti, me compreso, della bontà dell’operazione in relazione al cambio delle condizioni sociali, economiche, politiche. Alla fine mi resi conto di aver parlato con la solita enfasi e passione ma di non aver convinto granché.

Quella stessa identica sensazione mi ha accompagnato per tutti questi anni. Ho parlato tanto, ho ascoltato e incontrato tanti amici e compagni in numerosi circoli del PD e ne sono uscito sempre con le idee poco chiare. Con la sensazione della mancanza di certezze ideologiche che persiste e che rischia di riportarmi a cercarle e trovarle nel passato.

Perché il presente è complicato. Non appassiona che per pezzetti. Ci sono diritti per cui vale la pena battersi che riguardano un ventaglio sparpagliato di ceti e partite in cui gli stessi ceti sono gli uni contro gli altri. Tutto è maledettamente complicato. Il PD non riesce a dotarsi di idee forti perché è impossibile possedere una proposta unica al giorno d’oggi.

Ecco perché il buonsenso dei democratici è troppo spesso scambiato per mollezza. Ecco perché anche le riforme giuste introdotte dagli ultimi governi sono giudicate come favori all’establishment. Ecco perché gente complissivamente impoverita e senza più chiese si affida a chi urla, sbraita, dice tutto e il suo contrario ma promette muri e protezione per trovare salvezza.

Da parte nostra qualsiasi tentativo di procedere alla riformulazione di dotazioni ideologiche rischia di spostarci nella tradizione e di conseguenza fuori dal campo di gioco. Un campo dove sono diventati molto popolari movimenti arrabbiati e rapidi. I cinque stelle e le destre sono la stessa cosa perché è la rabbia la passione più forte di questi anni veloci e difficili.

Il Pd ha molti difetti e carenze che dobbiamo impegnarci a superare. Sapendo che il 30 per cento dei consensi lo rende ancora abbastanza popolare.  Il PD a volte è anche arrogante, saccente, governista. Vero. Ma di certo non impedisce ai suoi deputati di parlare ai giornalisti e se hai idee puoi partecipare e se sei credibile puoi sempre provare a diventare segretario.

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