Evviva gli anni ’80

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C’è una zona di Cormano le cui attività commerciali sono quasi tutte condotte da cittadini cinesi. Spuntano, timide, le insegne in mandarino sulla strada che sembra quasi una piccola chinatown. Una volta questa zona la chiamavano “solitaria”, credo perché il gruppo di case, tra cui il “grattacielo” (il 67 di via Gramsci), sorgeva isolato e distante dalla stazione dei treni e si raggiungeva attraverso una viuzza tra i campi.

Più avanti, sulla strada Comasina, resistono e prendono vita altre attività: pizzerie gestite da nord africani, piccoli negozi di alimentari pakistani e romeni, griglierie latinoamericane e altri ristoranti cinesi. Ma ci sono anche parrucchieri, fruttivendoli, piccole imprese di pulizie, di logistica. C’è un numero sempre maggiore di attività gestite da cittadini stranieri e la nostra città sta cambiando volto. Perché dietro ogni insegna ci sono persone, famiglie, bambini. Ci sono aspettative, bisogni, desideri e problemi.

Ed è alquanto singolare che questi cambiamenti non vengano in alcun modo registrati da chi ci amministra, che invece continua a pensare Cormano come fossimo ancora negli anni ’80, quando praticamente gli stranieri non c’erano. L’unico lavoro di integrazione è svolto dalle scuole, peraltro egregiamente. Ma dal nostro comune, in due anni di attività della giunta di destra, non ho visto alcun tentativo di costruire ponti per avvicinare le nostre rispettive culture, nessun progetto per costruire un senso di comunità oltre quella tradizionale. Nessuna volontà politica di tentare l’integrazione.

Al momento esiste una comunità, la nostra, qualla italiana che è quella che vota alle elezioni (per altro assai divisa tra vecchi e giovani, ricchi e poveri, garantiti e non garantiti), e poi ci sono tutti gli altri: gli stranieri. Di cui ci interessa poco e a loro, divisi nei loro gruppi etnici a compartimenti stagni, sembra interessare poco di noi. Questa incomunicabilità, diffusa in tutta Italia, è appena scalfita da qualche tentativo messo in atto in alcuni comuni dove si continua a fare dell’integrazione un programma politico. Era così anche Cormano fino a due anni fa.

L’integrazione però fa a pugni con le tante paure venute a galla negli ultimi tempi. E ora nel nostro comune, i politici leghisti e delle altre destre (comprese quelle civiche), che su queste paure hanno rastrellato i voti, hanno praticamente cancellato in pochi mesi tutto quello che si era tentato di costruire in anni di lavoro. Siamo tornati negli anni ’80, quando eravamo bambini. In allegria. Quando eravamo tutti italiani e il mondo era così facile da comprendere che anche i più ingenui parevano delle cime.

C’erano certezze consolidate come l’oratorio, la messa la domenica, la partita di calcio, le compagnie davanti ai bar. Le seconde case, i prepensionamenti, un sereno e consapevole tirare avanti senza scossoni. Le rassicuranti abitudini di una volta, insomma. Un amarcord che piace molto ai leghisti, che di questo bel mondo antico hanno costruito una narrazione nella quale esistono solo le nostre gioie e i nostri problemi, degli italiani. E i problemi di solito dipendono dalla cattiva condotta degli stranieri.

Mentre tutto intorno la modernità divora il vecchio mondo, loro ci rassicurano sigillando le nostre certezze con inossidabili barriere divisive. Semplicemente ignorando le necessità del mondo di adesso, le complessità, le nuove demografie. Per ora, lo confesso, è uno spasso credersi ancora negli anni ’80. E quindi bisognerebbe anche ringraziarli, i leghisti, per questo lodevole tentativo di negare qualcosa di ingombrante come la realtà.

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