Quel che resta dei sogni

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Quando abbiamo progettato il Bì avevamo un sogno. Volevamo che diventasse la casa dei bambini, un luogo immaginifico dove creatività ed espressività fossero un combinato educativo come mai si era visto nei nostri comuni di periferia. L’idea venne a Roberto Cornelli, diversi anni fa. Nel 2004 aveva 28 anni, un figlio piccolo e un altro in arrivo e mi aveva convinto della necessità di un luogo del genere a Cormano. Non era difficile farsi convincere da un giovane sindaco, appena eletto, dalle idee ambiziose e innovative. Soprattutto se andavano a posarsi sulla pelle stanca di un comune che bisognava ridisegnare.

Sentivamo l’esigenza di oltrepassare l’idea di quel centro civico che a Cormano era sempre mancato. Volevamo lasciare un segno impresso nel futuro. Un luogo destinato all’infanzia, dal teatro, alla biblioteca, al museo del giocattolo. Un luogo speciale, che avrebbe dovuto vivere di programmi speciali con l’aiuto di persone speciali. Perché volevamo una cosa tanto difficile da mettere in piedi e da gestire? Perché, molto semplicemente, cercavamo un’alternativa pubblica, laica, stimolante per il tempo libero dei ragazzi. Perché arte, teatro, gioco in uno spazio bello avrebbero migliorato la vita dei bambini. Avrebbe contribuito ad aiutarli a crescere bene, più sensibili alla bellezza, più creativi e socievoli.

Per farlo ci affidammo al Teatro del Buratto che avrebbe gestito la sala e organizzato le stagioni. Dieci anni di lavoro difficile ma anche appagante, in cui la più celebre compagnia teatrale di Milano, specializzata nel settore infanzia, aveva deciso di puntare su Cormano. Non è sempre stato facile il rapporto tra loro e noi del comune. Ma eravamo convinti che la qualità del loro lavoro facesse comunque la differenza. Mancavano soldi, gli incassi non erano sufficienti per garantire una gestione in attivo. Ma nessun teatro ci riesce. La cultura deve essere aiutata, anche con l’intervento della spesa pubblica se necessario.

Oggi quello stesso teatro non ha più un gestore. Il Buratto ha levato le tende lo scorso anno. E adesso la giunta di centrodestra, che ha atteso due anni e mezzo per affrontare la crisi del Bì, ha aperto un bando pubblico. Accetterà le offerte di impresari o associazioni che lo facciano funzionare ma non solo come luogo dell’infanzia. L’importante è che funzioni e che rientri delle spese. Per l’infanzia, chissà, forse allestiranno dei gonfiabili come alle sagre, da piazzare nel cortile, accando al teatro. Così mentre i genitori vanno a vedersi il cabaret, i figli scivolano giù, sorridendo.

1 thought on Quel che resta dei sogni

  1. Ci abbiamo creduto e messo tutto l’impegno di cui siamo stati capaci.
    Ci credo ancora e per quello che mi è possile continuerò a raccontare e ricordare il progetto agli amministratori che incontro

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